Viviamo in una società dell’immagine, una realtà in cui l’avere un aspetto piacevole rappresenta il primo “biglietto da visita” che porgiamo agli altri.

Una motivazione che porta sempre più persone a rivolgersi alla chirurgia plastica ed estetica, il cui scopo primario è ricreare l’armonia delle forme e delle proporzioni, ridisegnando i profili del corpo o valorizzando i tratti del volto, nel rispetto di precisi canoni estetici e con l’obiettivo della naturalezza del risultato.

E questo, che si tratti di correggere un difetto fisico con cui è difficile convivere o di soddisfare un’esigenza estetica, perché entrambi comportano un disagio, non solo fisico ma anche psicologico e incidono profondamente sullo stato di benessere. E si sa, sentirsi a proprio agio con se stessi, dona maggior sicurezza, migliora l’autostima, influisce positivamente sulla capacità di relazionarsi con gli altri e con il mondo esterno.

Diventa quindi fondamentale un’attenta scelta del chirurgo cui affidare la realizzazione dei propri desideri. Expertise, professionalità e capacità d’ascolto fanno la differenza.

Da sempre, il dott. Vincenzo Colabianchi, alle indiscusse competenze, al background di tutto prestigio e alla passione e alla dedizione assoluta per il suo lavoro, allea la consapevolezza che ogni paziente ha caratteristiche fisiche e psicologiche diverse, e quindi merita una soluzione personalizzata volta a offrigli un aspetto migliore e un risultato naturale nel rispetto dell’armonia estetica che ciascuno possiede.

Rispondere alle esigenze del paziente con autorevolezza, professionalità, esperienza ed efficienza, sono il suo obiettivo primario, e questo include anche sincerità, trasparenza e una corretta e completa informazione. Elementi fondamentali per un rapporto di fiducia reciproca, per il successo dell’intervento e per la soddisfazione del paziente.

Soddisfazione che, dichiara il dott. Vincenzo Colabianchi “Rappresenta la mia più grande gratificazione e che mi fa capire quanto importante sia il mio ruolo nella vita di ogni paziente, al di là del gesto chirurgico”.