Ombelico? Bye bye "outie", benvenuto "innie"

Fino a qualche anno fa era l’ultima (o quasi) delle preoccupazioni in tema di estetica e bellezza. Erano veramente pochi quelli che si chiedevano se il loro ombelico era bello o brutto o che si preoccupavano della sua forma e delle sue dimensioni. Poi però i tempi cambiano. E se mostrarlo era considerata una trasgressione, oggi è diventata una consuetudine, un modo di essere hype. Complice la moda, che non lesina top crop e pantaloni a vita bassa.
D’obbligo quindi, per esibirlo con fierezza, che sia perfetto, anche se piuttosto che di perfezione sarebbe più corretto parlare di “esteticamente piacevole”. Non esiste infatti l’ombelico ideale, anzi, il suo fascino sta proprio in questo: ciascuno di noi ce l’ha diverso e questa diversità non dipende dal Dna o dalla genetica, ma dal processo di cicatrizzazione dei tessuti dopo la recisione del cordone ombelicale al momento della nascita. Eccolo quindi diventare oggetto di attenzioni e valutazioni, che - soprattutto nei paesi dove viene data grande importanza all’aspetto e all’immagine - portano alla ricerca di risposte e soluzioni efficaci e sicure, rivolgendosi alla chirurgia estetica.

La conferma arriva puntuale dagli Stati Uniti, dove un numero sempre maggiore di donne ricorre alla “Belly Button Surgery”, ovvero all’ombelicoplastica. Gli specialisti che la eseguono sono ancora pochi e, tra questi, il pioniere è Mattew Schulman, chirurgo plastico di New York che lo pratica già da 5-6 anni. “È un intervento diventato molto popolare negli ultimi tempi, solo di recente infatti si è iniziato a parlarne sui media e la notizia si è diffusa velocemente perché risponde a un’esigenza attuale e specifica. Le richieste da parte dei pazienti sono notevolmente aumentate. Ne eseguo da 6 a 8 al mese”, afferma.

La procedura più gettonata negli States è quella che trasforma l’ombelico da “outie” a “innie” ovvero che da sporgente e proiettato in fuori lo riporta all’indentro. Un inestetismo che compare solitamente dopo una gravidanza, spesso associato a una piccola ernia provocata dallo stress cui è sottoposto l’addome per accogliere il bambino, ma che può essere anche presente dalla nascita, il classico “bottone” che si forma quando, dopo il distacco del cordone, l’ombelico non si cicatrizza bene.

La maggior parte dei miei pazienti sono neo-mamme”, dichiara David Hidalgo, professore clinico di chirurgia al Weill-Cornell Medical College e chirurgo plastico a New York, che sottolinea come spesso lo associno all’addominoplastica o alla liposuzione se dopo il parto la pelle appare rilassata e in eccesso oppure sono rimasti degli accumuli adiposi localizzati.

Non è raro però che si ricorra alla Belly Button Surgery semplicemente per rimodellare l’ombelico quando è dilatato, troppo piccolo, troppo grande, rovinato dal piercing o dalla forma alterata in seguito a un dimagrimento importante.
A seconda dell’inestetismo da trattare, la tipologia di intervento sarà differente. In particolare, se l’ombelico è “outie”, le metodiche utilizzate sono principalmente due, la cui validità ed efficacia sono garantite dal Dr. Schulman che se ne avvale da anni con ottimi risultati (confermati dalla soddisfazione dei suoi numerosi pazienti).
Se si tratta semplicemente di rimuovere il “cappuccio” che copre la parte superiore dell’ombelico, è sufficiente eliminare la pelle in eccesso ridefinendone i profili con alcuni punti di sutura.
Se, invece, la protrusione è causata da un’ernia congenita o da una gravidanza, la procedura è più impegnativa. In questo caso sarà necessario innanzitutto ridurre l’ernia e, successivamente, dopo aver suturato l’incisione, ricreare, ripiegando la pelle in eccedenza verso l’interno, l’incavo naturale dell’ombelico.

Entrambi gli interventi richiedono circa 30 minuti, vengono eseguiti in anestesia locale senza degenza ospedaliera e permettono di riprendere immediatamente le attività abituali. Il dolore post-operatorio è praticamente inesistente, giusto un“leggero indolenzimento, come dopo essersi allenati in palestra e avere fatto una sessione di 500 sit-up”, parola del Dr. Schulman. 

V. C.