Filler labbra: la nuova tecnica è "no-touch"

Il desiderio di sfoggiare labbra piene, morbide, carnose e dai profili perfettamente disegnati è, ormai da tempo, saldamente ancorato in cima alla “wish list beauty” femminile. Le donne, indipendentemente dall’età, sono infatti consapevoli del loro potenziale di attrazione e seduzione e del loro essere simbolo di giovinezza perché, assieme allo sguardo, sono le prime a mostrare i segni del tempo. Sottoposte quotidianamente alle aggressioni ambientali e stressate dalla mimica facciale invecchiano precocemente e perdono definizione e volume  rivelando rughette e linee verticali, l’odiatissimo “codice a barre”. Da qui, il successo dei filler riempitivi, uno dei trattamenti di medicina estetica più richiesti che permette di rimpolpare il sorriso in modo duraturo. Problema risolto? Non del tutto. Per chi ha il terrore degli aghi e trema solo al vedere una siringa, ricorrere alle “punturine” è più facile a dirsi che a farsi, visto che I filler, principalmente a base di acido ialuronico, sono sostanze iniettabili. Rinunciare? Assolutamente no. Arriva dagli States una (ipotetica) soluzione: la tecnica “no-touch”. A metterla a punto, il dr. Christopher C. Surek. “L’idea - ha dichiarato al Cosmetic Surgery Times – mi è venuta osservando cosa succedeva alle labbra durante il trattamento. La mucosa è estremamente delicata e “aggredita” dal susseguirsi di iniezioni si gonfiava rapidamente alterando la forma delle labbra e rendendo difficile il mio compito di determinare il volume e la simmetria”. Tra i paladini e supporter di questa nuova metodica, Anthony Youn, chirurgo plastico di Troy nel Michigan: “La tecnica "no-touch" - afferma - è probabilmente il modo più sicuro, più semplice e meno doloroso per migliorare le labbra con filler. Invece di iniettare il prodotto con una siringa direttamente nella mucosa, si inserisce una cannula sottilissima in una zona limitrofa e la si fa scorrere fino al labbro. Questo permette al chirurgo di riempirlo e rimodellarlo con un solo gesto. Utilizzo già una tecnica molto simile – continua il Dr. Youn – avvalendomi di cannule piuttosto che di aghi. Questo permette di avere minor gonfiore, di non creare ecchimosi e lividi ed evita il rischio di iniettare accidentalmente il filler in un vaso sanguigno”.

Personalmente, nutro delle riserve sulla reale validità di questa nuova metodica. Se il problema è l’ago e l’iniezione, visto che il trattamento è del tutto indolore, una cannula non lo risolve di certo, anzi, per qualcuno potrebbe risultare ancor più invasiva e preoccupante. Quanto alla sua maggiore “sicurezza”, ritengo sia fondamentale scegliere un chirurgo professionista ed esperto, di certo il miglior modo per garantirsi un risultato ottimale e personalizzato senza correre alcun rischio. L’ultima obiezione riguarda proprio l’effetto finale. Se è vero che un lieve gonfiore, proprio per la delicatezza della zona da trattare, va messo in conto, la reazione non è immediata. Quindi il medico non ha alcuna difficoltà nel determinare la quantità di filler da iniettare per ottenere il volume, le proporzioni e la simmetria desiderate.

V. C.