CO2 contro le occhiaie. Realtà o moda del momento?

Ti svegli al mattino, ti guardi allo specchio e sono ancora lì, nessun cambiamento. Quegli aloni tra il violaceo e il grigio-blu sotto gli occhi non accennano a schiarirsi, assegnando allo sguardo, e in generale a tutto il volto, un aspetto spento e stanco. Eppure hai riposato abbastanza, non sei affaticata o particolarmente stressata e non hai particolari problemi di circolazione, anemia o allergie. Se non c’è alcuna causa fisica, le occhiaie sono una questione ereditaria. Si formano senza distinzione tra donne e uomini indipendentemente dall’età in seguito a un’eccessiva vasodilatazione dei capillari sanguigni della parte inferiore della palpebra che, caratterizzata da una pelle molto sottile e delicata, ne lascia intravvedere la colorazione scura.
Diciamo subito che, se la causa è la predisposizione genetica, non si può fare molto, meglio farsene una ragione. Nonostante la medicina estetica proponga sempre nuovi trattamenti, frutto delle più avanzate ricerche, non è ancora riuscita a trovare una soluzione definitiva e realmente efficace per questo inestetismo. Chi ne è affetto sa bene quanto a volte sia difficile e pesante non potersi liberare di quelle due mezzelune cupe così poco donanti. Tanto che arriva spesso a dichiararsi “disposto a tutto” pur di vederle scomparire. Un’affermazione che negli States, dove sottoporsi a interventi e procedure di chirurgia e medicina estetica è routine, hanno preso alla lettera.
Ultima news per cancellare gli “occhi da panda”, avvalersi della “Carboxy”, ovvero della carbossiterapia, una metodica fino a oggi utilizzata per il trattamento di inestetismi quali cellulite, adiposità localizzate, irregolarità post-liposuzione e perdita di tonicità del tessuti. Oltreoceano ha già catturato l’attenzione di molti, grazie anche ai social dove medici e pazienti ne decantano i risultati. Ma è proprio qui che si concretizza al meglio il concetto di “disposti a tutto”. Basta guardare i video e le foto che corredano i post. La carbossiterapia consiste infatti nell’iniettare sottocute con ago sottile dell’anidride carbonica. Questo gas, agisce innanzitutto sull’adipe stimolando il metabolismo cellulare e gli enzimi capaci di sciogliere e riassorbire i grassi. Ma migliora anche la circolazione sanguigna e la funzionalità del microcircolo ottimizzando l’ossigenazione dei tessuti che elimineranno con più facilità scorie e eccesso di liquidi e, grazie a una maggiore sintesi del collagene, ritroveranno compattezza ed elasticità. Ma, proprio perché è un gas, “gonfia”, e viene da sé che, durante la procedura, trasforma la zona trattata in una sorta di “palloncino”. Immaginare il risultato è abbastanza facile: sguardo da pugile post-combattimento e occhi a fessura. Inevitabile chiedersi se è una pratica sicura e innocua e se, soprattutto, è così efficace come dicono. Su questo fronte gli stessi colleghi americani sono discordi: c’è chi è a favore e la consiglia, e chi, invece, invita alla prudenza.
Vediamone in breve i “pro “ e i “contro”. I suoi sostenitori dichiarano che, se la carbossiterapia è effettuata correttamente e con attenzione, non vi è alcun rischio. L’anidride carbonica è naturalmente presente nell’organismo e quindi non è dannosa o nociva. Aumentando il flusso sanguigno nei capillari li rafforza, contrasta la vasodilatazione schiarendo le ombre scure e, favorendo l’apporto di nutrienti ai tessuti, ne incrementa il tono e l’elasticità. Infine, è del tutto indolore, veloce (ha una durata di circa 15 minuti), non è invasiva e richiede da 6 a 10 sedute a distanza di una settimana l’una dall’altra per assicurare risultati visibili. A fare da contraltare il fatto che questa procedura, approvata per il trattamento degli inestetismi del corpo, non ha ancora il benestare della Food and Drug Administration (FDA) americana che ne attesti l’innocuità dell’utilizzo sul viso. Non esiste infatti una letteratura clinica o studi su larga scala che ne confermano la sicurezza e la mancanza di effetti collaterali a breve e lungo termine. Inoltre, proprio perché richiede parecchie sedute (anche 10, una la settimana) permette di vedere i primi risultati dopo mesi. Non ultimo, deve essere eseguita da un chirurgo specializzato in blefaroplastica abituato a intervenire su una zona particolarmente sensibile e delicata come il contorno occhi. Sarà suo compito valutare il singolo caso, informare sui possibili rischi e suggerire trattamenti alternativi sicuri e “collaudati” che possono contribuire ad attenuare la visibilità di rughe e occhiaie. Tra questi, i filler dermici e il laser skin resurfacing, da utilizzare anche in abbinamento, che incrementano la sintesi del collagene e migliorano il tono e la qualità della pelle, rendendola meno trasparente e di conseguenza aiutando a nascondere le ombre scure delle occhiaie. 
Farle sparire è dunque oggi ancora impossibile ma si può minimizzarne l’entità, imparando anche ad accettarle e a conviverci, non considerandole come qualcosa di sbagliato o un nemico contro cui lottare ma come una peculiarità, un segno distintivo che fa parte della vita.

V.C.