Viaggio nei nuovi luoghi della chirurgia estetica: Iran e Libano

Terza e ultima tappa del nostro viaggio alla scoperta delle peculiarità della chirurgia estetica nei paesi emergenti del settore.

Libano e Iran

Secondo i dati ufficiali dell’Iranian Association of Cosmetics and Plastic Surgeons, ogni anno in Iran vengono eseguiti solo 40.000 interventi. In realtà, l’ISAPS ritiene che il numero effettivo sia più che triplicato negli ultimi tempi arrivando a quota 151.000, ovvero 9 persone su 1000. Questa discrepanza tra le due cifre è probabilmente dovuta al fatto che a Teheran ci sono migliaia di chirurghi non specializzati che assorbono il forte incremento delle richieste di interventi invasivi. “Non credo che le statistiche siano particolarmente sorprendenti – dichiara Ali Asghar Shirazi, chirurgo plastico iraniano – l’Iran è uno dei paesi più popolati del Medio Oriente ed è anche relativamente ricco. Inoltre arrivano qui molti pazienti provenienti da paesi vicini come l’Iraq, il Bahrein, gli Emirati Arabi Uniti, l’Azerbaigian e l’Armenia”. E’ interessante comunque notare come in un paese governato ancora da una morale conservatrice venga posta una grande enfasi sulla bellezza fisica. Secondo l’ISAPS, ad esempio, lo scorso anno sono stare eseguite 12 milioni di rinoplastiche, e molte di più in Libano.
Tuttavia, fino a poco tempo era proprio il Libano a essere considerato la Mecca della chirurgia plastica del Medio Oriente. Vedere nei bar e nei ristoranti moltissime persone aiutate dalla chirurgia estetica era la normalità e molti erano i pazienti che arrivavano del Golfo e dal Nord Africa.
Anche in Libano la rinoplastica è uno tra gli interventi più richiesti sia dalle donne che dagli uomini e sono ancora molti che vengono da altri paesi per farsi operare a un costo che è la metà di quello dell’Europa e del Nord America.La forma del naso nel nostro paese è considerata “problematica” – afferma Jamila Halfichi, redattore di moda e stile del quotidiano panarabo Asharq Alawsat – non tutti siamo stati così fortunati da avere il naso piccolo e dritto, quello che corrisponde all’idea dello standard di bellezza occidentale che è stata diffusa in Medio Oriente per tanto tempo”. C’è anche un altro fattore che boosta il ricorso alla chirurgia estetica: “Penso che la televisione libanese abbia avuto un grande impatto – prosegue Jamila Halfichi – Alcuni decenni fa l’MBC (The Middle East Broadcasting Center) ha lanciato una serie di programmi con giornalisti giovani e di bell’aspetto. Gli uomini ne sono rimasti subito affascinati e le donne desideravano assomigliargli perché la loro bellezza era più familiare e accessibile di quella delle star del cinema”. La prima banca nazionale libanese offre anche prestiti specifici per chi vuole sottoporsi a interventi estetici e l’appeal della chirurgia non sembra diminuire, anzi. Tanto che c’è un’autentica proliferazione di nuovi chirurghi qualificati in Iran, Turchia e Dubai che hanno fatto diminuire il turismo medico in Libano facendo scendere anche del 30% il numero delle procedure eseguite in alcuni centri specializzati di Beirut.

Se è innegabile che l’ideale di bellezza europeo ha avuto un ruolo primario nel boom della chirurgia estetica in questi paesi influenzando donne e uomini tanto da assumerlo quale modello da imitare a colpi di bisturi, oggi le cose stanno cambiando. A dichiararlo Renato Saltz, presidente ISAPS (International Society of Aesthetic Plastic Surgeons). “Credo che sia in atto una forte globalizzazione del concetto di bellezza. Un tempo il divario culturale tra i paesi era molto grande, ma l’avvento di Internet e dei social ha fatto la differenza, ha dato il via ad una omogeneizzazione dei canoni estetici, tanto che oggi vediamo coesistere un insieme di caratteristiche europee e asiatiche sul viso e corpi sudamericani”.

A fare un ritratto della situazione attuale in questi paesi è ancora Jamila Halfichi. “In definitiva, la vecchia generazione cerca di mantenere la propria giovinezza, mentre i giovani puntano su fillers e botulino per emulare i loro idoli, sorelle Kardashian in primis”.

V. C.