La chirurgia estetica si scopre "olistica"

Al concetto di medicina olistica e all’approccio multidisciplinare e “globale” siamo ormai abituati ed è chiaro a tutti di che cosa si tratta. Al contrario, il parlare di chirurgia estetica olistica può sembrare un ossimoro, quasi una contraddizione. Sbagliato. L’idea di considerare anche in questa disciplina il paziente nella sua totalità, a 360°, sta prendendo sempre più piede, più che mai negli States, paese da sempre votato al nuovo. Sono sempre più i chirurghi che affiancano alla loro specializzazione la parola “olistico”. È infatti innegabile che un miglioramento estetico coinvolge la mente, il corpo e anche l’anima. “Uno specialista qualificato e attento prepara sempre i suoi pazienti fisicamente e mentalmente all’intervento chirurgico”, dichiara il dott. David Shafer, chirurgo plastico a New York, e personalmente, condivido appieno questa affermazione, lo ritengo un elemento fondamentale della professionalità di uno specialista. Ma il chirurgo olistico, in particolare Oltreoceano va oltre. Ad esempio, la dott.ssa Shirley Madhere, sempre nella City, si avvale anche di trattamenti meno convenzionali e, per ottimizzare i tempi di recupero post-operatorio, consiglia ai suoi pazienti sedute di Reiki, agopuntura, omeopatia, linfodrenaggio manuale. Inoltre, sottolinea che, nonostante la maggior parte dei chirurgi estetici quando necessario suggerisce ai pazienti di incontrare prima dell’intervento istruttori di fitness, nutrizionisti, fisioterapisti o altri specialisti, non tutti spiegano il perché questo possa essere d’aiuto. Un passaggio che, come la collega statunitense, credo sia indispensabile, perché si instauri un rapporto di maggior fiducia con il medico che si dimostra così particolarmente attento alle esigenze individuali facendo sentire ciascun paziente unico. A favore dell’approccio a 360°, si schiera anche il Dott. Steven David del New Jersey, “convertitosi” da poco a questa nuova visione. “Il chirurgo olistico – spiega - si sforza di migliorare la salute e il benessere generale dell’individuo perché siamo tutti consapevoli che ci sono molteplici fattori che possono influenzare l’esito di un intervento che vanno oltre la correttezza della procedura”. Se, ad esempio, un inestetismo ha causato un disagio psicologico, alcuni pazienti potrebbero comunque essere insoddisfatti del risultato ottenuto perché la mente è ancora legata alla percezione dell’immagine con il difetto e non vede il cambiamento. Inoltre, puntualizza la Dott.ssa Madhere, “Anche se si interviene su una singola parte, tutto il corpo vive la stessa esperienza di bellezza”. Non tutte le persone che entrano nello studio di uno specialista sono però pronte e aperte a questo tipo di approccio, sta nella sensibilità del professionista individuare le persone più ricettive o che desiderano un coinvolgimento più importante e muli-disciplinare. Sono ancora in molti infatti, a informarsi e a sottoporsi a un intervento senza avvalersi del supporto di altri trattamenti o terapie. Esiste tuttavia anche il rovescio della medaglia: la mancanza di regolamentazione dei trattamenti olistici e, perfino, il termine stesso è facile a fraintendimenti. “Chiunque può aggiungere la definizione “olistico” al suo nome - dichiara il dott. Shafer – questa parola può significare tutto e nulla. I pazienti devono essere correttamente informati e sapere esattamente in che cosa consiste l’approccio olistico di un chirurgo perché solo così saremo tutelati. Questo infatti, permetterà loro di capire se la sinergia di procedure è realmente un modo di ottenere un risultato migliore, o se, uno specialista senza troppi scrupoli utilizza questo concetto come copertura per vendere prodotti o servizi che non sono necessari”.

V. C.