Thread Lift, appese a un filo

Ha cominciato a far parlare di sé da qualche anno, complice anche Gweneth Paltrow, coinvolta non in veste di attrice ma di “esperta” di benessere, alimentazione e salute, impegnata a dispensare consigli e suggerimenti suo sito Goop e in questo caso a promuoverne l’approvazione. Stiamo parlando del Thread Lift, il “lifting con i fili”, una procedura cosmetica a quei tempi abbastanza controversa poiché i chirurghi statunitensi ritenevano il trattamento discutibile per i suoi effetti collaterali (cicatrici, suture evidenti, infezioni). Oggi, grazie alle innovazioni e ai progressi della tecnologia, i “fili di sollevamento” potrebbero essere una valida opzione per chi decide di ringiovanire il volto contrastando il rilassamento cutaneo e le rughe.
Il Thread Lift del passato prevedeva l’utilizzo di fili permanenti (fatti con lo stesso materiale dei fili di sutura) che venivano fissati sotto la pelle e li rimanevano perché non si dissolvevano. “Oggi - spiega il dr. Norman Rowe, chirurgo plastico a New York - è un intervento minimamente invasivo per il viso e non solo. Abbiamo a disposizione fili realizzati in materiali riassorbibili che permettono di mettere in tensione anche la pelle di collo, braccia e glutei. I fili ora sono caratterizzati da coni posizionati a breve distanza tra loro – continua – quando vengono passati nei tessuti con un ago apposito, si aggrappano alla pelle sotto la sua superficie e la “tirano” trascinandola con sé e ancorandola in un nuovo punto. Quindi, la distendendono e liftano con un effetto tensore simile a quello del lifting chirurgico. Come esempio pensate a un burattinaio che tira le corde di una marionetta”.
A sottolineare come il Thread Lift non comporta gli effetti collaterali e i rischi della sua precedente versione è il dr. Darren Smith, chirurgo plastico di New York. “Grazie ai nuovi fili riassorbibili, il rischio di infezione è davvero minimo. I batteri infatti non hanno materiale estraneo permanente su cui colonizzare e vivere nascondendosi ai meccanismi di difesa del corpo, al sistema immunitario”. La procedura viene effettuata in anestesia locale e “come post-operatorio – puntualizza la d.ssa Melissa Doft, chirurgo plastico di New York - richiede solo due o tre giorni di riposo il tempo necessario perché gonfiori ed eventuali ecchimosi si attenuino mentre la pelle, che dopo l’intervento appare “plissettata”, si adatti alla nuova collocazione, distendendosi”.
Il Thread Lift, infine, non assicura un risultato definitivo, proprio perché i fili vengono riassorbiti con il passare del tempo, ha una durata di circa sei mesi.

A complemento delle affermazioni dei colleghi statunitensi, vorrei esprimere il mio punto di vista come chirurgo plastico ed estetico italiano, così da avere anche una panoramica di quello che accade nel nostro paese. La richiesta dei fili di sostegno, anche qui da noi è in continuo aumento. Non si possono pretendere risultati duraturi nel tempo, ma l’idea di avere un miglioramento senza sottoporsi ad un lifting piace molto alle donne italiane. Personalmente trovo utili i fili di sostegno nel trattare soggetti giovani e con difetti modesti, ancora non “maturi” per un intervento tradizionale. Sono quindi favorevole al loro utilizzo in alcune zone del volto. Al contrario, invece, nonostante se ne faccia oggi largo uso, non riesco per ora ad immaginare una loro applicazione efficace in altre aree del corpo quali braccia e glutei” (Vincenzo Colabianchi).