Cartilagine "volumizzante"

Restituire giovinezza e freschezza al volto, correggendo, ridisegnando e ridefinendo i profili, ristabilendone al tempo stesso la pienezza dei volumi impoverita dal passare del tempo, è una delle priorità femminili che non conosce “crisi”. Da oltre 20 anni è un trend in costante incremento. Inevitabile quindi che sia oggetto di studi e ricerche continui, volti a individuare la soluzione ottimale. E delle tecniche più performanti ed efficaci si è parlato all’IMCAS 2017 (International Master Course on Ageing Science), congresso mondiale annuale giunto alla 19esima edizione, evento di punta della medicina e chirurgia estetica. Trattamento principe per compensare la perdita di volume, i filler di acido ialuronico, che però si riassorbe progressivamente e deve essere reiniettato con regolarità per mantenere i risultati ottenuti. Questo limite ho spinto talvolta i medici a ricorrere a filler semi-permanenti o permanenti ma, in questo caso, il rischio può essere che nel tempo si possano formare piccoli granulomi. Un’alternativa altrettanto valida è il Lipofilling, una tecnica basata sul reimpianto di cellule adipose (prelevate dalle aree del corpo in cui sono naturalmente presenti in quantità maggiore) nelle zone del volto rimpolpare. Anche in questo caso, nonostante l’efficacia ottimale della procedura, ci sono degli inconvenienti da non sottovalutare. Dato per scontato che si abbia a disposizione la quantità di grasso necessaria da reimpiantare, bisogna tenere presente che subisce gli effetti delle variazioni di peso e quindi se c’è un calo ponderale, l’esito della procedura diminuisce significativamente. Inoltre non è così raro che nel post operatorio compaiano edemi ed ematomi. L’aspetto negativo più importante però è che non si conosce a priori la percentuale di grasso che non verrà riassorbita naturalmente dall’organismo e di conseguenza l’effetto volumizzante definitivo.
La procedura più quotata attualmente è l’innesto di cartilagine frammentata in minuscoli pezzettini che, sebbene sia nata nel primi anni del 2000, fino ad ora è stata utilizzato solo per ottimizzare il risultato estetico della rinoplastica o per correggerne eventuali imperfezioni. Questo tipo di impianto è autologo (la cartilagine viene prelevata dal setto nasale, dalle orecchie o dalla la cartilagine costale del paziente stesso), naturale, privo di rigetto e, dettaglio che fa la differenza, non si riassorbe e quindi dura tutta la vita, senza dimenticare che può essere utilizzato in qualsiasi zona del volto a patto che l’innesto non sia superficiale e che edemi, gonfiori e ematomi sono rari e di lieve entità. Rovescio della medaglia, pur essendo un intervento ambulatoriale, richiede qualche ora di degenza in clinica. Questa tecnica sembra quindi essere quella che offre maggiori prospettive e possibilità di sviluppo poiché permette un ringiovanimento volumetrico del volto duraturo liberando il paziente dal sottoporsi periodicamente a un “refill”.

V. C.