Chirurgia estetica, i nuovi "paradisi"

Dici chirurgia estetica e subito pensi all’America, ai makeover delle celebrities e alle tante “Barbie” artefatte che passeggiano a Hollywood o Miami. Sbagliato! Nuovi paesi stanno rubando la scena agli States (e non solo). I dati pubblicati dall’International Society of Aesthetic Plastic Surgeons (ISAPS) nel suo rapporto annuale Global Aesthetic Surgery 2016, ne sono la conferma. Il numero delle procedure chirurgiche e non chirurgiche mostra un aumento mondiale del 9% con un incremento sensibile dell’interventi di Labioplastica (45%) e di Lifting dei Glutei (22%).

Nonostante i cinque paesi in vetta alla classifica siano responsabili di circa metà delle procedure (America, Brasile, Giappone, Italia e Messico), questo non significa necessariamente che siano le nazioni in cui la chirurgia estetica è più diffusa. I protagonisti del leaderboard cambiano infatti, si legge ancora nel rapporto ISAPS, quando si va a calcolare la cifra pro capite basandosi sui dati relativi alla popolazione forniti dalla World Bank.
Gli Stati Uniti, ad esempio, vantano il maggior numero di interventi, 4,2 milioni complessivamente, ma in percentuale sono 13 persone su 1000. Se ci si sposta in Corea del Sud, a sorpresa, si scopre che detiene il record con 20 persone su 1000, seguita a ruota da Taiwan e Belgio (17), e da Libano e Italia (16). La Colombia e il Brasile raggiungono il 12 per 1000, un numero notevolmente elevato se si pensa all’enorme popolazione e al fatto che milioni di persone in entrambi i paesi vivono al di sotto della soglia di povertà. Tra i paesi emergenti non mancano India, Thailandia e Turchia dove tuttora manca una regolamentazione specifica e si sta studiando un normativa specifica perché sono ormai numerosi i medici non qualificati che sfruttando la crescita di popolarità della chirurgia plastica operano con risultati incerti se non dannosi.
A ribadire la crescita, i dati di Research and Markets: il mercato globale della chirurgia estetica attualmente è di oltre 20 miliardi di dollari ma è destinato a superare i 27 miliardi nel 2029. Il settore sta crescendo a un tasso enorme – dichiara Renato Saltz, presidente ISAPS – siamo in 103 paesi, e tutto quello che possiamo fare come società responsabile è assicurarci che la formazione sia adeguata, che il maggior numero di medici entri a far parte di ISAPS e che i pazienti si informino e valutino con attenzione prima di prendere qualsiasi decisione”.

Tornando al rapporto annuale e ai dati, è interessante vedere come le cifre pro capite si innalzano in paesi con popolazioni piccole e con un elevato tasso di turismo medico e che ci sono città che svettano in testa alla Top Ten pur non essendo in Europa e nell’America del Nord: Seoul e Taipei in primis, e ancora Medellin, Rio de Janeiro, Beirut e Teheran. “È soprattutto la cultura popolare e la società a rendere alcuni paesi più favorevoli all’intervento – dichiara ancora Saltz – in alcune culture le persone danno molta importanza a come si viene visti dagli altri. Ad esempio in Colombia, la televisione propone e mostra quasi esclusivamente persone bellissime, e non c’è da meravigliarsi se ci si rivolge sempre più spesso alla chirurgia estetica. Per le zone vicine all’Oceano, come ad esempio Rio de Janerio, in Brasile, le procedure più gettonate sono quelle di rimodellamento del corpo perché viene mostrato ogni giorno in spiaggia e deve essere perfetto. Nell’Utah, dove io vivo, invece, c’è una ragione ancora diversa. In questo stato domina la chiesa mormone e alcune donne a 30 anni hanno già avuto 6 figli. Il loro corpo è devastato dalle gravidanze e vogliono ritrovare una silhouette armoniosa sottoponendosi al “tummy tuck”.

Qualunque siano i motivi del successo della chirurgia estetica, una cosa è certa. Il numero sempre crescente di pazienti appartenenti a paesi emergenti in questo settore quali l’Asia, il Medio Oriente e l’America Latina determineranno presto l’affermazione di nuovi canoni di bellezza e, parallelamente, la fortuna dei chirurghi.

V. C.