Botulino, nuovo alleato contro le cicatrici

Autentica “star” della medicina estetica, il botulino non smette di sorprendere per il suo essere davvero multitasking. Utilizzato con successo da oltre dieci anni e stabilmente in vetta della classifica dei trattamenti più richiesti svela una sua nuova potenzialità.

Se la sua mission principale è per correggere le rughe d’espressione e distendere i tratti, soprattutto negli States, i suoi usi, compresi quelli “off label” sono numerosissimi: per contrastare l’acne, offrire un lifting temporaneo, imitare la rinoplastica, ridisegnare l‘ovale del volto, modellare le labbra, levigare il collo e il décolleté, eliminare le conseguenze del bruxismo, frenare l’iperidrosi e combattere l’emicrania.

A questo lungo elenco oggi si aggiunge una nuova voce: l’essere un prezioso alleato della cicatrizzazione. L’esito cicatriziale di un intervento di chirurgia plastica, in particolare quelli di ricostruzione del viso, è una delle maggiori preoccupazioni dei pazienti tanto che una delle domande più frequenti poste ai chirurghi è “Resteranno dei segni?”. Cosa può fare il botulino per una cicatrice? Essere davvero d’aiuto. Questo farmaco iniettabile è innanzitutto un neuromodulatore, ovvero agisce come miorilassante bloccando i segnali chimici provenienti dalle terminazioni nervose responsabili della contrazione dei muscoli. Riducendone la motilità ne determina la distensione e il rilassamento. Questa azione si rivela quindi la soluzione ottimale per alleviare la tensione sulla cicatrice dovuta ai movimenti muscolari e alle espressioni della mimica facciale così che possa guarire meglio contrastando il rischio di cheloidi, ispessimenti o irregolarità.
Come funziona esattamente? Dopo aver applicato i punti di sutura, il chirurgo inietta il botulino attorno alla cicatrice con la stessa modalità usata per il trattamento delle rughe e delle linee d’espressione. “I movimenti dei muscoli facciali vengono quindi ridotti al minimo, i lembi di tessuto non sono sottoposti a trazione e la cicatrice non può allargarsi o allungarsi – spiega il Dott. Kian Karimi, chirurgo plastico facciale di Los Angeles – Questa procedura, nonostante sia ancora considerata “off label” viene utilizzata già da parecchi anni. Semplicemente – spiega – non se ne è mai parlato molto, ma una cosa è certa: funziona. E per questo ritengo che, in futuro, dovrebbe essere un’indicazione approvata dalla FDA (Food and Drug Admnistration).
Anche se avvalersi di quest’iniettabile quindi non è di per sé una “novità”, una nuova ricerca condotta da un team della Shanghai Jiao Tong University School of Medecine e pubblicata sul numero di marzo di Plastic and Reconstructive Surgery, dimostra ulteriormente l’efficacia di questa tecnica. Lo studio ha coinvolto 16 pazienti sottoposti a chirurgia facciale plastica e ricostruttiva. Al termine dell’intervento metà cicatrice è stata trattata con il botulino, l’altra con un placebo (soluzione fisiologica). Dopo sei mesi le cicatrici sono state valutate da un’équipe di chirurghi plastici indipendenti che hanno verificato come quelle trattate con il farmaco fossero molto più basse e strette di quelle trattate con il placebo.